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Valentina Durante è copywriter e consulente di comunicazione freelance. Dal 2019 collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi.

Ha pubblicato: La proibizione (Laurana editore, 2019), Enne (Voland, 2020).

Titolo: L'abbandono

Data di Pubblicazione: Settembre 2022

Editore: La Nave di Teseo

Pagine: circa 200

Dirittti di traduzione: r.vivian literary agency

A settantadue anni, il Padre è un uomo piegato dalla vita: professore di liceo in pensione, scrittore inedito che mai ha trovato il coraggio di far leggere i propri manoscritti, il Padre ha maturato delle donne un’idea netta e incontrovertibile: sono creature che, se amate, possono solo tradirti e lasciarti. L’ha lasciato sua madre quando lui era ancora in fasce, per mettersi in salvo durante il bombardamento di Treviso. E l’ha lasciato sua moglie, morta in giovane età a causa di un melanoma ungueale. Il Padre cresce i due figli con l’aiuto della sorella: la Zia, popolana veneta dai modi schietti, dalla lingua mordace e dalla religiosità fervente ma tutta di facciata. I bambini – Stefano e Anna – vengono trattati in modo diseguale: ad Anna, più docile, il Padre destina una tiepida benevolenza mentre Stefano, maggiore di tre anni, dal carattere orgoglioso e protervo, è oggetto di una ostilità costante e mai dissimulata. Fin da piccoli, Stefano e Anna si appoggiano l’uno all’altra per fronteggiare la perdita della madre e la freddezza del Padre. Il loro rapporto evolve dall’adorazione della piccola verso il grande, agli atti di violenza e manipolazione del grande verso la piccola, infine a una relazione sentimentale che sfocia, durante l’adolescenza, nei primi rapporti sessuali. Quando la Zia scopre che Anna e Stefano sono amanti, il ragazzo, ormai studente universitario, viene allontanato di casa. Non vi farà più ritorno.

Passano gli anni e Anna e Stefano cercano di costruirsi ognuno una vita indipendente. Dopo una Laurea in Lingue Orientali, Anna lavora per qualche tempo in un ente di formazione FSE per poi intraprendere la strada di copywriter freelance; il disagio di trovarsi da sola in famiglia, la porta a sviluppare una strana fobia: terrorizzata al pensiero di morire della stessa malattia di sua madre, Anna non riesce a guardarsi le mani, che nasconde sotto un paio di guanti bianchi. Paolo, l’uomo che sposerà, la aiuta a liberarsene, ma quando il matrimonio finisce Anna riprecipita nel suo disturbo: la sua zattera di salvataggio. Le difficoltà economiche seguite alla separazione la costringono a ritornare nella casa della sua infanzia. La Zia, non più autosufficiente, è stata ricoverata in una struttura per anziani ed è Anna a occuparsi del Padre. Anziano, acciaccato, livoroso e ipocondriaco, il Padre ha messo da parte i suoi libri e le sue velleità letterarie per dedicarsi a un bizzarro e macabro passatempo: ogni giorno studia i dossier del Registro generale dei cadaveri non identificati del Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano. Oltre ad accudirlo, Anna comincia a scrivere per lui delle storie: la ricostruzione inventata delle ultime ore di vita di questi individui sconosciuti. La narrazione dona loro una identità e al Padre una forma di pacificazione. A non essere pacificata però è Anna: la sua vita le appare sospesa, e lei sa bene che la responsabilità di ciò sta nel rapporto mai risolto con il fratello.

Stefano è diventato nel frattempo un cardiochirurgo stimato, ma la sua vita sentimentale è disastrosa; l’unico legame vero che gli sia riuscito di conservare è quello con la sorella, che continua a vedere con regolarità, in incontri distaccati ma gravidi di un passato che li rende densissimi. Un legame, quello tra Anna e Stefano, diventato ormai una dipendenza, e che finisce per sabotare le vite di entrambi.

La storia si sviluppa su tre piani narrativi: il resoconto – costruito su dialoghi battenti – di una lunga serata tra padre e figlia, che diventerà per Anna una presa di coscienza in vista della decisione finale; l’affiorare dei ricordi che ricostruiscono a sprazzi la storia della famiglia nell’arco di quarant’anni, narrati con il punto di vista di Anna; e le storie dei cadaveri non identificati del Labanof, scritte da Anna e annotate dal Padre: vite disastrate e lasciate ai margini, che traducono il senso di precarietà dei personaggi, ma anche il loro desiderio di riscatto e rinascita.

In un alternarsi di tinte cupi e lievi, elegiache e grottesche, “L’abbandono” racconta la complessità dei legami famigliari e di come l’amore possa prendere forme a volte imprevedibili, ma non per questo meno palpitanti e autentiche.

 

 

 

  Per nitore, profondità di sguardo, potenza simbolica, rigore morale nella lingua, nessuno scrive come Valentina Durante.

  L’abbandono è una storia che turba, narrata con estrema consapevolezza, cura per le proprie ossessioni, e nessun intento provocatorio: perché Valentina Durante non ha solo il coraggio di guardare dove gli altri non guardano, ma sa farlo con la naturalezza di un bimbo che, sul limitare del giardino di casa, infila la manina nuda nel buco buio di un muro a secco, dove si annidano i serpenti.

  Nelle sue pagine, a una superficie dettagliata e scintillante corrisponde sempre una voragine: dal fondo qualcosa ci chiama, con lingua ancestrale; non possiamo sottrarci. Ne usciremo sconvolti, eppure grati. Sandro Campani- I passi nel bosco

 

Valentina Durante è una scrittrice rara, dotata di una voce magnetica e di un immaginario potente e cristallino.

L’abbandono, come tutti i suoi romanzi, riesce nel miracolo di scavare in profondità mantenendo la tensione sempre altissima. Un romanzo intenso capace di alternare la concretezza del mondo famigliare, segnato da un amore controverso e tragico, all’inafferrabilità delle proiezioni e delle immaginazioni, incastonate nel dualismo che fa di loro la condanna e l’assoluzione, la malattia e la cura. Giorgia Tribuiani- autrice di  Blu e Padri