
Dario Voltolini ( Torino 1959) è autore di numerose raccolte di racconti, romanzi, volumi illustrati, radiodrammi, testi di canzoni e libretti per il teatro. Fra i suoi libri ricordiamo Una intuizione metropolitana ( Bollati Boringhieri 1990) , Rincorse ( Einaudi 1994), Forme d'onda (Feltrinelli 1996), Io ( Feltrinelli 2000) Primaverile ( Feltrinelli 2001), Le Scimmie sono uscite innavertitamente dalla gabbia ( Fandango 2006), Foravìa ( Feltrinelli 2010). Con Lorenzo Bracco ha scritto Oltre le colonne d'Ercole e Autunnale, Pacific Palisades ( Einaudi 2018), da cui Alessandro Baricco ha tratto uno spettacolo teatrale; Il giardino degli aranci ( La nave di Teseo 2022); Invernale (La nave di Teseo 2024) vincitore e finalista di innumerevoli premi letterari (secondo al premio Strega 2024, vincitore del premio Bergamo 2025 etc); Dagli Undici metri ( Baldini + Calstoldi 2025), un emozionante breve racconto di formazione che si interroga sul talento e nello specifico sul talento sportivo; Su ( La nave di Teseo 2025) una raccolta di interventi del Voltolini pensiero sulla cultura contemporaanea; Il cespuglio (Aboca 2026) una parabola ecologica, sarà presentato al Salone di Torino il prossimo maggio.
Attualmente dirige la collana Pennisole per la casa editrice Hopefulmonster

Titolo: Invernale
Autore: Dario Voltolini
Editore: La Nave di Teseo, pp 144, 2024
Diritti : r.vivian literary agency
Tradotto in:
Spagna da Libros de l'Asteroides,
Egitto da Loghan ,
Francia da Sous-sol/ Julliard,
Inghilterra da New Cross.
Diritti cinematografici sotto opzione per un film d'autore
Premi letterari
- Strega 2024: finalista ( 2nd classificato)
- Flaiano 2024 finalista
- Lussu 2024 a: vincitore
- Wondy 2024 : vincitore
- Valle d'Aosta 2024 : vincitore
- Bergamo 2025 : finalista
- Orbetello 2024 : finalista
Il libro racconta cosa accade dopo la scena primaria dell'incidente sul lavoro del padre dell'autore fino all’epilogo estremo, seguendo le conseguenze insospettabili della ferita e disegnando in modo discreto quanto memorabile la figura del padre attraverso gli occhi del figlio che cresce fino alle soglie dell’età adulta.
Ci sono parole e parole: molte si dimenticano subito (anche se non è mai detto…); mentre altre, come quelle della sentenza pronunciata dal dottore nell’ultima visita (”Non c’è più niente da fare”), “ci passano dentro. Continuano a scendere e scenderanno per sempre”. Le parole della letteratura, anche se non comparabili a un contesto così drammatico, sono, o dovrebbero essere, come queste. Quelle di Invernale lo sono. Doppio zero, Luigi Grazioli
https://www.doppiozero.com/dario-voltolini-e-la-ferita-del-padre
“Invernale” è un romanzo potentissimo, che ti atterra mentre ti eleva e ti prende alle spalle mentre ti guarda in faccia - e Voltolini è un grande scrittore, c’è poco da fare.
Sandro Veronesi- Due volte premio Strega
"Magistero letterario, strazio, furia composta, bellezza, disperazione e pudore. Le ultime pagine di questo libro si leggono con le lacrime agli occhi.”
Antonio Moresco, autore di Canti del Caos
La chiusura del romanzo dona al lettore un finale da mandare a memoria: una preghiera laica di benedizione, che siamo grati a Voltolini di aver composto: «Magari qualcuno o qualcosa o un niente, di quelli imprevedibili persino per lui, gli sarà attorno nel non spazio, gli potrà far venire alla sua non mente una soluzione per me che, chissà, riuscirà a comunicarmi o a far capitare»
Corriere della sera- Demetrio Paolin

Titolo : Il Cespuglio
Autore: Dario Voltolini
Editore : Aboca Edizioni, 2026, pp 112
Diritti: r.vivian Literary agency
Una parabola ecologia contemporanea: un cespuglio affronta il suo viaggio attraverso il globo terrestre in un susseguirsi di eventi avventurosi e drammatici che coinvolgono anche il lettore in prima persona.
Rotola, incessante, attraverso deserti e città abbandonate. Lo sospinge il vento – quello stesso vento che gli sussurra storie che nessuno ascolta, mentre il sole brucia e la sabbia acceca. È un cespuglio: narratore improbabile eppure irresistibile, testimone silenzioso di violenze, misteri e segreti umani. Un giorno dopo l’altro, tra tempeste violentissime e bombe d’acqua, vola, cade, rimbalza e vola ancora. E ogni caduta è un atto di liberazione, ogni rotolata un’epifania. Dal deserto del Mojave all’isola del Giglio, dalle aspre rocce del Carso a Creta, questo viaggiatore senza radici racconta, osserva, riflette con una voce inverosimile eppure plausibilissima. Il lettore si lascia prendere dal suo movimento ipnotico e non riesce più a fermarsi: finché un toccante crescendo finale conduce questo romanzo, breve e tesissimo, nel territorio della letteratura fantastica. Dopo Invernale – celebrato finalista al premio Strega – Dario Voltolini torna a costruire una storia solo apparentemente minimale, fatta di pochi ma memorabili ingredienti.
A un certo punto del suo viaggio, il cespuglio si ritroverà incastrato a una turbina in una nave-cargo che viaggia verso la Giordania. Tutto il suo discorso con le alghe marine, impossibilitato a muoversi e perciò in ansia, mi hanno tanto ricordato le istanze contemporanee che trattano i temi della libertà, del movimento, di ciò che possiamo o non possiamo fare, autorizzati da poteri che non vediamo e che, però, scelgono al posto nostro (proprio come il vento).
Mi sono molto divertita a leggere Il cespuglio, e mi ha fatto anche riflettere: Voltolini ci instilla il dubbio che, come essere umani, non siamo i soli ad avere la capacità di pensare, di scegliere, e di fare ragionamenti complessi. Se poi a parlare è una fragile palla di fieno e rami, la dolcezza si moltiplica.
Deborah D'Addetta
https://www.criticaletteraria.org/2026/06/dario-voltolini-il-cespuglio-aboca.html
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Dario Voltolini, Il cespuglio | Letteratura | Rai Cultura https://share.google/WOq0AJ6LUyDGXSXPD
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Non ho detto e invece andava detto che ho anche sorriso leggendo Il cespuglio, perché Dario Voltolini ha un'intelligenza agile e limpida, di quelle che sanno esprimersi con efficace e dolcissimo humor e un dominio della parola e della sintassi che sorprende ad ogni riga.

Titolo: Dagli undici metri
Autore: Dario Voltolini
Editore: La nave di Teseo, 2024, pp 54
Rights: r.vivian literary agency
Il libro racconta la storia di un portiere dalla giovinezza alla prima squadra.
Si parla di elementi della vita calcistica di un atleta che sono metafora della nostra vita individuale: la predisposizione, il talento, l’allenamento, la cura. In particolare ci si sofferma su un punto particolare che è quello della “intuizione” che noi, in caso di scelte alternative da compiere, seguiamo.
Questa capacità intuitiva è tanto un talento quanto il risultato di una crescita, mentale, personale, caratteriale.
La messa a punto di questa facoltà è raccontata seguendo i passi dell’evoluzione del giovane atleta e ha un finale a sorpresa in cui si condensa tutto il suo percorso: nel punto cruciale della sua carriera il portiere si troverà faccia a faccia con l’avversario durante l’esecuzione di un calcio di rigore da cui dipende la vittoria o la sconfitta della sua squadra nella finale di un torneo importantissimo. Per la prima volta nella sua carriera il portiere aspetta che la sua intuizione gli dica da quale parte gettarsi per parare il rigore (intuizione che una volta messa a punto in se stesso psicofisicamente lo ha sempre indirizzato verso la scelta giusta facendone un campione strabiliante), ma questa non arriva. L’avversario comincia la sua rincorsa e il portiere aspetta di avere l’intuizione per parare il rigore, aspetta a ogni passo dell’avversario, aspetta fino al momento in cui quello sta per calciare. Ma nessuna intuizione gli viene in soccorso e lui quindi sta fermo immobile sulla linea di porta disperato. Ma il calciatore opta per un arrogante “cucchiaio” e semplicemente il pallone plana fra le braccia del portiere. Nessuna intuizione, nessuna scelta: erano la cosa giusta da fare.
Uno si chiede: ma chi sono i maestri? Chi nell’invisibilità della grandezza non copre con la sua ombra la tua luce. La radice del fiore. E tu, lo sei. Se esiste una scrittura luminosa, saggia senza fronzoli e iniezioni razionali, questa è tua, Nino Nino vive e lotta “in questa danza di tutti noi”.
Grazie a exlibris20, ho scritto una lettera a Dario Voltolini, dopo aver letto "Il giardino degli aranci" (La nave di Teseo); è stata un'occasione, in tempo di confusioni inopportune sul senso della scrittura, per riaprire lo scrigno delle lezioni che Voltolini ci fece, a proposito di tempo, di io che narra, di ostriche e, sottotraccia, di Nino Nino. Grazie, D. (Leggete il libro!)- Alessandra Minervini-Facebook

Titolo: Il Giardino degli Aranci
Autore: Dario Voltolini
Editore: La Nave di Teseo, pp120, 2022
Diritti : r.vivian literary agency
È dunque un luogo mnestico di frenesia e di rincorse, di incomprensioni e di atti mancati, di memorie proustiane e giravolte malerbiane (a dispetto della mancata ascendenza del nome). Luciana non capisce che quel bambino era innamorato di lei, gli confessa (nel dopo) di essersi sentita una preda: è l’eterna storia del non prendersi degli amanti, anche quando gli occhi s’incontrano o lei è prigioniera in casa tua – ma in un’altra stanza. L’amore degli scrittori è questo affanno, questo tripudio estatico e solipsistico, il cui fine non è l’incontro, e il cui altro è in perenne fade out: Nino Nino si parla, e queste voci sonore («questo ronzio questo ronzare» avrebbe detto ancora Malerba), come svela il finale, sono udibili fuori, captabili dagli altri. Già: perché sono la letteratura, e la storia di Nino-Nino è una storia che l’autore racconta con la furia e la grazia della narrazione che corre a perdifiato verso un finale che non è un esito, ma una trovata: immagine, suggestione e perciò, meraviglia.-
Il Giardino di Voltolini linkiesta.it- Gilda Policastro
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Nino Nino, questo il nome del protagonista, ha conosciuto Luciana al liceo e se ne è innamorato nel modo estremo e audace che appartiene solo al primo amore: per attirare la sua attenzione si espone Il piacere estremo che lui provava senza ritegno, disegna arcobaleni e glieli offre in dono ogni giorno all’intervallo fra una lezione e l’altra. in presenza di Luciana Luciana, disorientata, accetta questi bizzarri omaggi, non lasciava spazio a nient’altro. poi però si “fidanza” inspiegabilmente con Attilio e la storia con Nino Nino finisce ancora prima di incominciare. Ora, dopo moltissimi anni, Luciana e Nino Nino hanno un appuntamento al Giardino degli Aranci: si sono rivisti per caso all’Ikea qualche giorno prima, entrambi sono sposati, hanno dei figli ma il desiderio di chiacchierare, di ripercorrere il passato è forte e li spinge verso questo incontro. È così che Nino Nino, andando verso il Giardino degli Aranci, si ritrova a dialogare con se stesso, a ripensare alle ragazze che lo hanno attratto prima della comparsa di Luciana nella sua vita, e a riconoscere che proprio quella passione così forte da non lasciare spazio a incertezze e paure, indolore nonostante l’esito incompleto dei suoi sforzi, l’ha fatto diventare un uomo capace di aprirsi con autenticità all’universo femminile. Finché, durante l’incontro con Luciana, la curiosità non prende il sopravvento e le chiede come siano andate davvero le cose al liceo… Una scrittura in stato di grazia, nitida e precisa, per raccontare una luminosa educazione sentimentale.
L’alto e il basso, la poesia e la balera, l’Ikea e Rilke, gli umori di un corpo adolescente e il latino letterario si trovano affettuosamente insieme, nel montaggio e nel pensiero. Ne risulta un mondo punk che è difficile non trovare irresistibile, qualunque ansia Voltolini ritragga. Cosa che alla fine non è poi così importante, con buona pace di Nino Nino. Perché l’attenzione di chi legge finisce per concentrarsi sull’intarsio, sulla grana preziosa del fondo, sulla provocazione del fiore che sboccia in mezzo allo smog.- Annalisa Ambrosio- Doppiozero