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Simone Salomoni nasce a Bologna nel 1979.

Laurea in Letteratura italiana contemporanea, sceneggia spot pubblicitari, video e esperienze di realtà virtuale immersiva. Una sua installazione sarà proiettata nel cortile di Palazzo Foscari in occasione della Venice Art Night 2021.

Insegna tecniche di narrazione e storytelling nel corso per Expert Mixed Reality di FITSTIC (Fondazione ITS Tecnologie Industrie Creative) ed è docente della Bottega di narrazione diretta da Giulio Mozzi.

Titolo: La grande armatura

L’avvocato Marie Bertrand affitta per l’estate una porzione di casa a Monghidoro, sull’Appennino bolognese. Con lei vive il frutto di una relazione finita male, Simone Salomoni, non ancora maggiorenne.

Il proprietario della porzione immobiliare adiacente è un pittore quarantenne con problemi di impotenza, intento a preparare la mostra che dovrebbe cambiargli la carriera. Marie ne resta affascinata: dopo avere acquistato un paio di opere gli commissiona il ritratto di Simone e prova a sedurlo senza successo.

Simone poco alla volta si apre con l’artista raccontandogli dei conflitti con la madre, di una carriera nello spettacolo che non vuole decollare, della passione per la scrittura: proprio attraverso le sue trasfigurazioni finzionali - inserite nel romanzo sotto forma di racconti - il pittore scoprirà la parte più profonda di Simone, un passato di abusi, un presente caratterizzato dall’autolesionismo e da una sessualità promiscua.

Il pittore sembra volere farsi carico del dolore di Simone, sembra volerne diventare maestro e guida, ma nell’ossessione di ritrovare l’ispirazione artistica e la potenza sessuale perdute, istigherà Simone a sfigurarsi il bellissimo volto nell’illusione di diventare al tempo stesso artista e opera.

co moderno. Facile da leggere su schermi di ogni tipo e dimensione, e adatto per paragrafi di testo più lunghi.

Quando si comincia a leggere “La grande armatura” già si percepisce un ritmo spietato e a poco a poco si delinea il suono che lo fa: è come il rumore delle pale di un elicottero che si alza e vola e se si fermano le pale tutto cade. Ma qui il ritmo non molla mai, avanza a colpi di sesso, di invenzioni, di meditazioni, di rabbia e disperazione e divertimento. Nell’eliporto dove infine riusciamo a toccare terra dopo questo potente e coraggioso volo si sente un profumo notturno di acqua e di fuoco. E restiamo per un po’ imbambolati, nel nuovo silenzio che si è fatto.

 Dario Voltolini-autore di Il Giardino degli Aranci

"La grande armatura è un inno all’Arte, alla centralità del coraggio e dell’autenticità nella creazione artistica. Con una prosa musicale e affilatissima, Simone Salomoni dà vita a un romanzo ad alta tensione dove amore e crudeltà si fondono e confondono: impossibile interrompere la lettura; impossibile dimenticare la potenza di questo romanzo dopo averlo terminato."

Giorgia Tribuiani

 

Leggere “La grande armatura” ha qualcosa di inesorabile. Bastano poche righe per trovarsi immobilizzati da una voce narrante che non dà respiro e che impone a te – lettore, simile e fratello di chi scrive – lo scomodo ruolo di giudice. Più che su un personaggio specifico o uno specifico tipo umano, si è chiamati a prendere posizione sul fatto stesso di essere uomini e su tutto ciò che il vivere comporta: amore, sesso, ambizione, fallimento, desiderio, dolore fisico e morale, colpa. E poi l'arte, certo. Soprattutto l’arte. Sono pochi gli scrittori che hanno il coraggio di esporsi nel definire con tanta onestà e spietatezza che cosa l'arte sia. Nel farlo, Simone Salomoni non concede a sé stesso un solo passo indietro, un minimo arretramento rispetto alla responsabilità e al rischio, con un testo che è un concatenarsi di storie-specchio governate da una scrittura densissima ma mai faticosa, una lingua dove intensità e controllo raggiungono un equilibrio da autore nella sua maturità piena. “Corpi cavernosi” si fa leggere tutto d’un fiato e, chiuso il libro, riposto il file, continua a riproporsi nella mente di chi vi si è avventurato non già come riflessione o compendio o massima di vita (men che meno come fiammata retorica per épater les bourgeois), ma come fascio di domande irrisolte; ed è quel che ogni grande opera dovrebbe saper fare.

Valentina Durante