Neroconfetto

Dal  24 giugno in tutte le librerie

 

l'atteso esordio di  Giulia Sara Miori

 

 "Ossessioni, ombre, ricordi che hanno tutta l'aria di essere fantasmi sembrano inseguire le protagoniste di questi racconti ovunque vadano, che sia Milano o l'Olanda, lasciandole inermi, impreparate davanti alla violenza dei desideri propri e altrui."

L'indiscreto-

Classifica di ottobre 2021 

Narrativa

 

1) Davide Orecchio, Storia aperta (Bompiani)

2) Michele Mari, Le maestose rovine di Sferopoli (Einaudi)

3) Matteo Trevisani, Libro del sangue (Atlantide)

4) Alessandro Piperno, Di chi è la colpa (Mondadori)

5) Bernardo Zannoni, I miei stupidi intenti (Sellerio)

6) Roberto Calasso, Memè Scianca (Adelphi)

7) Riccardo Capoferro, Oceanides (il Saggiatore)

8) Natalia Guerrieri, Non muoiono le api (Moscabianca)

9) Giulia Sara Miori, Neroconfetto (Racconti)

10) Filippo Polenchi, Figlio fortunato (66thand2nd)

11) Francesca Matteoni, Io sarò il rovo, effequ – Maurizio Maggiani, L’eterna gioventù, Feltrinelli

12) Marco Malvestio, Annette, Wojtek

13) Andrea Donaera, Lei che non tocca mai terra, NN

14) Andrea Gentile, Tramontare, minimum fax

15) Laudomia Bonanni, Il bambino di pietra, Cliquot

16) Christian Raimo, La vita che verrà, minimum fax – Marco Amerighi, Randagi, Bollati Boringhieri

17) Simone Lisi, Padre occidentale, effequ – Francesco Bianconi, Atlante delle case maledette, Rizzoli

18) Valentina Della Seta, Le ore piene, Marsilio

19) Francesco Permunian, Giorni di collera e di annientamento, Ponte alle Grazie – Domitilla Pirro, Nati nuovi, effequ – Daniela Ranieri, Stradario aggiornato di tutti i miei baci, Ponte alle Grazie – Carmen Totaro, Un bacio dietro al ginocchio, Einaudi

20) Eraldo Affinati, Il vangelo degli angeli, HarperCollins – Orazio Labbate, Spirdu, Italo Svevo – Eduardo Savarese, È tardi!, Wojtek

"Sono tante le emozioni che assalgono il lettore nel leggere questi racconti e dal primo, dal titolo La giacca, fino all’ultimo, dal titolo L’incidente, si ha come la sensazione che questi racconti siano come nati da una necessità oltre che dalla esigenza di voler canalizzare certe rabbie del proprio vissuto. Si ha la continua impressione che la scrittrice li abbia scritti per un suo bisogno fisico, per soddisfare una impellente necessità di provocare dolore e inquietudine nel lettore. Raccontano situazioni limite gli eventi che vengono descritti e alla fine di ogni singolo racconto, tutti dal finale spiazzante, il lettore è costretto a porsi domande e a interrogarsi. Racconti scritti quasi per restituire qualcosa a chi legge. Sono soprattutto donne quelle che abitano le pagine di questo libro. Nomi di donne o bambine con il loro doppio, i loro corpi , le loro crepe, i loro pensieri, le violenze psicologiche subite ."  Antonio Saiz -Satisfiction

Blu è nella terna del Flaiano 2021 sezione under 35.

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Blu è certamente una storia di ossessioni e rituali, una storia di formazione (o meglio, di decostruzione di una parte malata che si è formata da sé). Ma è prima di tutto un libro capace di parlare al lettore anche grazie alla sue scelte stilistiche. -

Maurizio Vicedomini- Grado Zero

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La Giuria del  Premio Viareggio-Rèpaci ha scelto la terna dei finalisti – tutta al femminile – per la narrativa:

Il pane perduto di Edith Bruck (La nave di Teseo), La parte di Malvasia di Gilda Policastro (La nave di Teseo) e Adorazione di Alice Urciuolo (66thand2nd).

Kane

22/04/2021 10:57:59

    

Ho aperto il libro appena acquistato e non sono riuscito a smettere di leggerlo finché non l'ho finito. Un'esperienza molto singolare: voci si rincorrevano nella mia testa e producevano immagini vorticose, come se fossi stato parte in causa di questo "poliziesco/non poliziesco" (scritto meravigliosamente bene), come se fossi coinvolto in prima persona nella scena e persino nelle responsabilità. Non so come l'autrice abbia fatto a tenere con fermezza la sua prosa senza avere cedimenti. Resta infine un'atmosfera sospesa, mi sa che lo leggerò varie volte per misurarmi meglio con la sua complessità. Complimenti.

La parte di Malvasia di Gilda Policastro.

In libreria dal 22 marzo

 Chi è Malvasia? Una donna che arriva non si sa da dove e che vive in paese da “straniera”: colta, anticonformista, eccentrica, la si è vista fare una lunga passeggiata e da quel momento di lei si sono perse le tracce. Quando viene ritrovata morta, si pensa all’omicidio passionale e scattano le indagini, affidate al maresciallo Arena e al suo assistente Gippo. Nel susseguirsi di testimonianze e di ipotesi, indagatori e indagati prendono a confondersi, in una girandola di voci che sfuma e consegna alla stessa identità mutevole tutti i protagonisti.  Il giallo della morte diventa il grigio delle esistenze di individui mortificati nelle loro ambizioni e svelati nelle loro nature contraddittorie ed elastiche, nella capacità comune di provare sentimenti opposti e di compiere azioni impensabili. Come nella tragedia greca, l’umano supera sé stesso nell’estremo, ma nella tragedia moderna si muore senza un motivo e senza un colpevole. Sfida i grandi classici della letteratura non-gialla, questo nuovo romanzo di Gilda Policastro: la domanda sull’assassino diventa l’indagine compiuta all’interno della stanza più segreta della coscienza, dove immaginazione e crudeltà, violenza a tenerezza sono parte della stessa radice. Dal principio di generazione a quello di de-generazione, le storie che ruotano attorno alla vite che è Malvasia somigliano a un puzzle scomposto, le cui tessere non vanno a posto. Come nella vita.

 

Gilda Policastro è scrittrice e critica letteraria. Cura la “Bottega della poesia” per il quotidiano «La Repubblica» ed è redattrice del sito «Le parole e le cose». Insegna Poesia presso la scuola di scrittura “Molly Bloom” e Letteratura e Diritto presso l’Università “Luiss-Guido Carli” di Roma. Ha pubblicato i romanzi Il farmaco (Fandango 2010), Sotto (Fandango, 2013), Cella (Marsilio 2015), libri di poesia tra cui Non come vita (Aragno 2013) e Inattuali (Transeuropa 2016), e saggi di teoria e critica tra cui Sanguineti (Palumbo 2009) e Polemiche letterarie dai Novissimi ai lit-blog (Carocci, 2012).

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Hai cercato nella firma la parola Filippo La Porta

03/07/2021, 28 CULTURA

C’è il delitto ma il vero giallo è nella lingua

 

Comincia che somiglia a un giallo classico: l’appartamento dove la donna — trovata morta — era venuta ad abitare nel paesello, eccentrica e solitaria (la "straniera"). Da lì l’indagine poliziesca — commissario Arena, aiutante Gippo (vero protagonista: un po’ sceneggiato tv d’antan e un po’ Ingravallo gaddiano) — verbali e interrogatori, ascolto degli indiziati e testimoni (amanti di lei, datori di lavoro, familiari). Poi «all’improvviso, di colpo, ex abrupto» (terna avverbiale qui usata) La parte di Malvasia di Gilda Policastro (La nave di Teseo) diventa un altro libro, anzi tanti altri libri: meditazione filosofica sul mistero del male, diario intimo, reportage («Napoli quando ci arrivi dall’autostrada ti pare una spalmata orizzontale di cemento: i palazzi non si stagliano, piuttosto si affannano a starci tutti»), cronaca nera (femminicidio), memoria del sottosuolo, radiografia del Corpo (perverso o in disfacimento)...

Ora, questi innumerevoli libri, che «si affannano a starci tutti», alla fine si ricompongono non dico in una trama lineare ma in una struttura unitaria? Forse sì, ma il laborioso palinsesto del romanzo chiede molto al lettore, il quale dovrà ricostruire il puzzle dei frammenti narrativi (destreggiandosi tra le citazioni letterarie) e all’indagine su Malvasia dovrà aggiungerne un’altra e più impegnativa, su di sé e sulla sua "parte di Malvasia".

L’ibridazione dei generi si rispecchia nell’impasto linguistico: idioma dei social, lessico ricercato («pergiunge la morte»), burocratese, terminologia delle perversioni («fistare»), dialetto («cuttuniare»: prendersi cura). Il punto di vista cambia continuamente: terza persona, prima persona, seconda persona, con lieve effetto straniante, mentre la sintassi si dilata fino al virtuosismo (pagine senza punto) e poi si contrae in frasi aforistiche. Il tema del libro è la inquietante contiguità tra piacere e dolore: si corteggiano a vicenda, e non si sa quando comincia la patologia. Ma un possibile filo rosso dell’intera narrazione è l’ironia, una naturale disposizione ludica, la comicità legata al corpo, e che esplode dal riconoscimento del carattere ambiguo del reale («l’evidenza non è uguale per tutti»), una svagata leggerezza nel preciso referto sull’orrore, storie di malattie terminali accanto a storie di corna. A proposito di Gippo (che ha il padre nano, la mamma malata e un’amica che si chiama Gippa!), alle identità prima segnalate occorre aggiungere quella schizoide: «Non sono Gippo, mi sento Gippo». Indagando sul delitto arriva a identificarsi con la vittima, a innamorarsene. La sua catabasi nell’"indifferenziato psichico"(fatto di scarti, graffi, spazzatura) lo conduce in una zona buia, indistinta: è sia uomo che donna (anche Malvasia si vestiva a volte da uomo), sia vittima che aguzzino.

Sì, la letteratura è «la più grande bugia che l’uomo ha inventato », come qui si afferma (Malvasia scriveva racconti). Però è una bugia che deve essere detta bene, e per questo non può attingere ad altra letteratura ma alla nostra esperienza — viscerale, affettiva — del mondo. In Gippo tutto è improbabile tranne la psicologia, e un destino ineludibile. Se i personaggi del libro fossero solo concrezioni verbali, fantasmi di un’immaginazione gratuita e senza limiti, ci annoierebbero. E invece prendono vita proprio perché interrogano temerariamente i demoni — nostri e dell’autrice. Il lettore potrebbe anche smarrirsi nel «vuoto al confine tra la vita e la morte» qui evocato, o nelle fantasie sadomaso di Gippo. Ma poi il tono della narrazione si mette a fare il verso alle vecchie zie («come ti sei fatto serio! »), e si affida all’ironia popolare rappresa in una battuta («una piena di sofferenza che la metà bastava»). Tormentone del romanzo è il monito del commissario: «Mai lasciare nulla di tentato». Già, a che pro "tentare" di approfondire la verità? Al fondo c’è solo — leopardianamente — il niente. Da quell’"indifferenziato psichico" non può che nascere il comico, vero Gippo?

Filippo La Porta- 

https://quotidiano.repubblica.it/edicola/search?id=http%3A%2F%2Farchivio.repubblica.extra.kataweb.it%2Farchivio%2Frepubblica%2F2021%2F07%2F03%2Fce-il-delitto-ma-il-vero-giallo-e-nella-lingua28.html&hl=&query=Filippo+La+Porta&field=nella+firma&testata=repubblica