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Giada Ceri (Firenze, 1972) insegnante, si occupa da tempo dei temi che riguardano il carcere italiano e collabora a progetti del Terzo settore in ambito penitenziario. Ha pubblicato romanzi e racconti: L’uno. O l’altro (Giano Editore, 2003); Il fascino delle cause perse (Italic Pequod, 2009); Gli imperatori. Sei volti del potere (Melville Edizioni, 2016). Nel 2014, per la Fondazione Circolo Fratelli Rosselli, ha curato il Quaderno È una bella prigione, il mondo, sui temi del carcere italiano contemporaneo.Cormorant Garamond è un carattere classico con un tocco moderno. Facile da leggere su schermi di ogni tipo e dimensione, e adatto per paragrafi di testo più lunghi.

La cultura rende liberi?

 Il libro è nato con l’idea di accendere un riflettore sulla lettura, sulla conoscenza della lingua come strumenti riabilitativi delle persone detenute.

La cultura rende liberi, quindi?

Giada Ceri abbraccia con convinzione l’idea che per tornare a essere cittadini consapevolmente e responsabilmente partecipi della vita della collettività occorra anzitutto riuscire a comprendere gli altri e a farsi comprendere, ovvero padroneggiare la lingua in quanto presupposto per altre pur fondamentali esigenze –come trovare e mantenere un lavoro.

Da qui la necessità di spingersi oltre una semplice convinzione, abbozzando una proposta concreta: sperimentare (adattandolo ai contesti italiani e ai casi individuali) il Reembolso através da leitura, un metodo attuato in alcune carceri brasiliane che prevede lo sconto di quattro giorni di pena per ogni libro letto fino a un massimo di dodici libri l’anno.

Una proposta che l’autrice approfondisce confrontandosi in otto conversazioni con professionisti, che con ruoli diversi e con prospettive anche diverse lavorano in carcere: Stefania Amato, avvocatessa e membro della Camera penale della Lombardia orientale; Michele Passione, avvocato penalista e componente esperto dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà personale; Edoardo Albinati, scrittore e insegnante di lettere a Rebibbia; Carmelo Cantone, provveditore dell’amministrazione penitenziaria di Lazio, Abruzzo e Molise; Amedeo Savoia, insegnante di lettere al liceo Da Vinci di Trento e membro dell’associazione Dalla viva voce; Elisa Taddei, educatrice e regista della compagnia teatrale di Sollicciano, a Firenze; Leopoldo Grosso, psicologo, psicoterapeuta e presidente onorario del Gruppo Abele; Mauro Palma, presidente dell’Autorità garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

Il carcere, almeno quello italiano, più volte condannato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, è in grado oggi di svolgere la funzione di rieducare? Le riforme auspicate e sollecitate possono renderlo adeguato al compito o bisogna percorrere con maggior coraggio altre strade nell’esecuzione penale, prevedendo un ruolo più incisivo per la “cultura” e per l’istruzione come strumenti ri-abilitanti?