Alberto Ceschin

Alberto Ceschin è nato nel 1977 e vive a Vittorio Veneto dove lavora in un’agenzia pubblicitaria, per la quale cura la comunicazione di istituzioni, aziende e l’allestimento di mostre museali. Ha scritto due drammaturgie teatrali, due graphic novel e alcune sceneggiature di cortometraggi. È stato inserito in un’antologia di racconti del festival Carta Carbone di Treviso e un suo brano, Maciste contro San Nicolò, uscirà sulla rivista Carie.

Titolo provvisorio: Eldorado

Maurizio ha undici anni, nell’autunno precedente alle vicende narrate si è trasferito con i suoi genitori nel paesino di origine della madre e ora ha appena finito gli esami di quinta elementare. Nella provincia veneta di fine anni Ottanta non trova posto e allora, come un Don Chisciotte in pantaloni corti, veste la realtà con la sua fantasia, nutrita grazie ai film western visti col padre e alle imprese su carta del suo eroe Chuck Westwood, il cowboy senza paura.

Al mondo in cui viene preso di mira dai bulli, ignorato dai paesani o messo sotto esame dai genitori, lui preferisce quello in cui immagina di essere “il Biondo”, un Ranger che difende la frontiera dagli Apache e mantiene l’ordine con la sua cerbottana e i suoi amici Chiricahua e Lo Smilzo.

Dopo varie avventure (tra cui la sfida ai basilischi, il duello con le tre vedove e l’incontro col mistero indicibile di señorita Eleonora), Maurizio si imbatte in un cavallo bianco. È il tramite perfetto per la realizzazione dei suoi sogni e decide di chiamarlo Eldorado, come il cavallo del suo eroe Chuck Westwood. Viene però cacciato a male parole dal proprietario, Gustìn, per aver tentato malamente di salirne in groppa e avere così spaventato il suo prezioso cavallo da impiegare nelle corse. Maurizio è punito dai genitori a causa delle proteste di Gustìn e le sue speranze di avere il cavallo si riducono a zero.

Quando di nascosto va a dargli l’ultimo saluto, scopre che è stato rubato.

Maurizio alla ricerca del cavallo e finisce a casa di Toni Buio, un eremita su cui girano strane voci, che vive nei boschi e che si fa vedere in paese solo per ubriacarsi. La sua fama sinistra scompare parlandoci: Maurizio vede solo un uomo sconfitto dal livore verso il paese da cui è scappato dopo la morte della moglie e la perdita del figlio.

Proseguendo la ricerca viene fermato dai ragazzi più grandi, i “tosàt”,  bulli di paese che lo tormentano da mesi. Viene portato al loro accampamento, oltre il bosco, dove scoprirà esserci Eldorado. I tosàt gli dicono che il furto è stato fatto per salvare il cavallo dal macello, poiché si era azzoppato in un allenamento. E quando gli uomini del paese, capeggiati da suo padre, arrivano per recuperare il ragazzino scomparso da casa da molte ore e per riprendersi l’animale, lo scontro tra tosàt e uomini diventa inevitabile.

La violenza scuote Maurizio, la sua frontiera si dissolve e con essa gli echi western in cui si era rifugiato. Il padre si riscatta agli occhi del ragazzino aiutandolo a esprimere il suo desidero di cavalcare almeno una volta il suo tanto idealizzato compagno di avventure: sotto a un cielo vuoto e senza più alcuna aura epica, Maurizio, fa il suo primo e ultimo giro con lo zoppicante Eldorado.